VERD&AVVENTURA

Educazione ambientale - Turismo ecosostenibile

RIFERIMENTI CULTURALI

EDUCARE ALL'AMBIENTE SIGNIFICA EDUCARE AL FUTURO

A cura di Daniela Invernizzi

Il nostro tempo è connotato da una accelerazione intensa e sempre più difficilmente prevedibile dei mutamenti politici, ideologici, economici, culturali e ambientali, che rende questa epoca storica diversa da tutte le precedenti.
Questa caratteristica deve essere presa in considerazione anche in campo educativo e per ogni ordine di scuola, dove è possibile delineare nuove grandi finalità formative che favoriscono la percezione, l'analisi e la comprensione dei cambiamenti da parte di insegnanti e studenti, al fine di diventare cittadini consapevoli e responsabili nei confronti di sé, dell'ambiente e della comunità intesa non solo come società di appartenenza ma anche come pianeta.
Questo contesto implica che insegnanti e studenti acquisiscano strumenti di analisi della realtà vicina e lontana sempre più complessi e globali. La dimensione ambientale costituisce una componente insostituibile dell'educazione alla complessità del reale, che possiamo considerare una finalità generale che sta a monte del bagaglio di concetti, conoscenze e metodologie che competono alle varie discipline scolastiche.
L'importanza dell'educazione ambientale è stata sottolineata alla Conferenza di Rio del 1992: in quella sede le associazioni ambientaliste di tutto il mondo hanno ribadito la necessità della presa di coscienza di modificare profondamente la relazione uomo-natura che domina l'Occidente, che significa passare da una visione del mondo, tipica della cultura occidentale, che vede l'uomo dominante sulla natura a una visione che vede il futuro dell'uomo come parte inseparabile del futuro della natura.
L'essere umano quindi, all'interno del sistema di relazioni che caratterizzano ogni ambiente.

FINALITA' EDUCATIVE

I progetti di educazione ambientale devono tener conto nella loro articolazione di questo quadro di riferimento complessivo che abbiamo utilizzato come bussola di orientamento per l'individuazione di alcune fondamentali finalità educative, trasversali a tutti i percorsi didattici sull'acqua, pertanto le consideriamo una sorta di premessa generale agli stessi.
Le finalità educative che vi proponiamo sono liberamente tratte da documenti nazionali e internazionali e partono da una considerazione di fondo.
Le attività di educazione ambientale (come le attività di educazione alla pace, allo sviluppo, all'intercultura....) mirano a cambiare sostanzialmente sia a livello individuale sia a livello collettivo i comportamenti e gli atteggiamenti, quindi concetti e conoscenze non sono nozioni fine a se stessi e la scelta di metodi e strumenti deve promuovere e favorire processi intenzionali di cambiamento attraverso l'azione.
Pertanto se l'educazione ambientale si propone di cambiare il modo di agire delle persone coinvolte nel processo di apprendimento nei confronti dell'ambiente, non può prescindere dalla dimensione socioaffettiva che interagisce con la dimensione cognitiva in modo inscindibile.

 

Un’ esperienza formativa
se comprende
PENSIERO EMOZIONI AZIONI
può produrre
modifiche di atteggiamenti/comportamenti

Coerentemente con quanto detto fino a questo momento possiamo formulare le seguenti finalità contestualizzate nell'ambito dell'educazione ambientale:

* Sviluppare atteggiamenti, comportamenti, valori, conoscenze e abilità indispensabili per vivere in un mondo interdipendente.
Che comporta:
* Acquisire la capacità di pensare per relazioni per comprendere la natura sistemica del mondo.
* Riconoscere criticamente la diversità nelle forme in cui si manifesta come un valore e una risorsa da proteggere ( biodiversità, diversità culturale...).

L'Educazione Ambientale proietta l'individuo in una dimensione che parte dalla consapevolezza del presente per rivolgersi al futuro, per cui in un percorso didattico-formativo è necessario:
* Divenire consapevoli che le scelte e le azioni individuali e collettive comportano conseguenze non solo sul presente ma anche sul futuro e assumere comportamenti coerenti, cioè individuare e sperimentare strategie per un vivere sostenibile.

Un progetto di educazione ambientale che, partendo dall'individuazione di un tema/problema, analizza l'ambiente come un sistema di relazioni di cui studenti e insegnanti "si sentano" parti attive e interagenti deve perseguire anche la seguente finalità:
* Favorire lo sviluppo delle qualità dinamiche.

Partendo dalla definizione generale di Posch: "Per qualità dinamiche intendiamo intraprendenza, iniziativa, sicurezza di sé, tenacia", il Rapporto Nazionale sulla ricerca EN.S.I. "Educazione ambientale e innovazione educativa" a cura di M.Mayer e B.Losito, concentra l'attenzione su tre tematiche in relazione alle qualità dinamiche: l'autonomia, il senso di responsabilità / spirito di iniziativa, la collaborazione / solidarietà. "Alla autonomia vengono ricondotti la consapevolezza da parte degli studenti delle valenze del progetto in cui sono impegnati, la loro capacità di influire su di esso, modificandolo attraverso la formulazione di nuove proposte, la loro capacità di assumere comportamenti non suggeriti, di proporre e autogestire attività, di portare avanti compiti liberamente assunti.

Al senso di responsabilità / spirito di iniziativa vengono ricondotti la capacità di elaborare e realizzare progetti, di affrontare e risolvere problemi, di affrontare l'imprevisto, di porsi dal punto di vista della comunità, di proporre e coordinare iniziative (nei confronti di altri studenti, di altre scuole, dell'extrascuola).

Alla collaborazione / solidarietà vengono ricondotti l'ascolto, il rispetto dei diversi punti di vista, la valorizzazione delle differenze, la capacità di lavorare in gruppo".

Queste qualità dinamiche, frutto della sperimentazione di progetti di educazione ambientale e delle riflessioni degli insegnanti che hanno partecipato alla ricerca EN.S.I., possono costituire uno stimolo per individuare nei percorsi didattici sull'acqua le abilità da stimolare e da selezionare sulla base dell'analisi della situazione della classe, per aiutare gli studenti nell'acquisizione di una concezione complessiva e non frammentata delle proprie capacità e potenzialità.

"Una pedagogia che pensi-in-grande deve contrassegnarsi – in modo eminente – a partire dalla progettazione/interpretazione del Futuro. Deve leggerne i segni nel presente, deve decantarne le attese, deve organizzarne l’immagine, assegnando a quel futuro un’identità e una fattibilità: un’identità, appunto, organica, un disegno “compiuto” e “degno”; una fattibilità strutturata in strategie, ad un tempo, politiche, sociali e ad hominem. L’aspetto di compiutezza e di “degnità” di tale futuro deve emergere dalla collazione organico-razionale dei bisogni, delle attese, degli “incunaboli” di tale futuro che già sono tra noi, il che può avvenire – nel tempo di un comune destino planetario – solo collocandosi alla quota di una mondialità criticamente interpretata ma anche sostenuta nei suoi “vettori” più profondi. La “degnità” del progetto si misura proprio su questo scenario di costruzione di un tempo nuovo che tenga conto delle istanze più profonde – e più propriamente umane – che tale futuro già dal nostro presente mette in gioco. Quel futuro sarà e dovrà essere per l’uomo, sempre più per l’uomo, per quell’anthropos che la pedagogia cura e tutela e coltiva e che già nel presente appare come il principio/valore intorno al quale dovrà venire a costituirsi il Mondo Futuro.
L’opera ricordata di Morin è un esempio illuminante di questa ottica planetaria, infuturata, antropologica di quel tempo verso il quale siamo proiettati e di essa ci offre i tracciati di forma (lo stile di pensiero e l’orientamento della volontà) e di contenuto (i temi e i problemi che verranno, ma che già vengono, a caratterizzarla, esposti con precisione in un quadro di “sette saperi”). Tali saperi sono, in realtà, molto di più di puri saperi: sono mutamenti di mentalità, di pensiero e di volontà insieme, sono orientamenti valoriali nuovi, sono un’idea di civiltà nuova, anche se già in cammino. Sono, dice Morin, “i sette temi che devono, a mio avviso, diventare fondamentali nei nostri insegnamenti”, per attivare “una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita individuale, culturale e sociale” (Morin, 2001, p.7). Sono modelli cognitivi e strutture etico-antropologiche capaci di interpretare e dominare quel futuro che già è con noi e che dobbiamo potenziare e organizzare, e razionalmente dominare, secondo un tipo di razionalità aperta, flessibile, critica ma radicalmente antropologica, anche fallibile, anche nomade, ma della quale l’uomo è il costruttore e il ricostruttore. Se, da un lato, l’attenzione al cognitivo è necessaria per rinnovare le formae mentis dell’anthropos (valorizzare l’errore e l’illusione; promuovere una conoscenza pertinente; insegnare la comprensione), dall’altro, il cognitivo si collega all’ e si converte nell’etico-sociale. È un Grande Disegno che deve guidare la pedagogia. Questa deve, da parte sua, collaborare a definirlo e trascriverlo, via via, in forme operative, dialetticamente integrate tra loro".


"L'educazione ambientale deve promuovere un approccio complessivo e di conseguenza un taglio interdisciplinare nelle relazioni tra il genere umano, la natura e l'universo"

(art. 5 del "Trattato sull'educazione ambientale per lo sviluppo di società sostenibili", in allegato nei materiali generali)

"L'educazione ambientale deve occuparsi di problemi cruciali a livello planetario, delle loro cause e relazioni interne, in un approccio sistemico e nel loro contesto storico e sociale. I temi fondamentali legati a sviluppo e ambiente, quali demografia, salute, pace, diritti umani, democrazia, fame, degrado di flora e fauna, devono essere intesi in questo modo."

(art. 12 del "Trattato sull'educazione ambientale per lo sviluppo di società sostenibili").

In questi anni alcune circolari ministeriali hanno recepito queste istanze, consentendo l'inserimento a pieno titolo dell'Educazione Ambientale nelle attività didattiche.

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